L’arte plastica di Gio Ponti

Sua è una delle più affascinanti definizioni legate al mondo delle costruzioni: “Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte”. Il cuore di Gio Ponti adolescente batte per la pittura, come da lui stesso dichiarato in un’ intervista degli anni ’70, arte sempre praticata in una sorta di isolamento silenzioso rispetto al brulicare dei movimenti  artistici in fermento in  quei suoi anni giovanili. E’ quindi dalla raffigurazione pittorica che prende le mosse il fare architettura del Maestro, che nella medesima intervista afferma di considerarsi autodidatta nei confronti di quella disciplina che lo renderà noto ai più: il reclutamento nell’esercito durante la guerra gli aveva impedito infatti la regolare frequentazione dell’Università.  Quell’esperienza  condusse  Ponti a concepire l’Università come un luogo multidisciplinare, aperto sulla realtà della vita, un luogo di confronto e scambio. Un “incubatore di idee” , di fatto. Uomo del proprio tempo e uomo del futuro, Gio Ponti era capace di esprimere sé stesso appieno senza autocensure o preconcetti lasciandoci in eredità non soltanto gli straordinari risultati materiali della sua arte, ma anche un modello mentale: creare il nuovo attraverso la rielaborazione di tutto il buono che il passato ci ha lasciato, un “nuovo” che per definirsi tale deve aspirare a superare il passato, in una ricerca innovativa  del “fare bene” che deve prima di ogni altra cosa riguardare la sostanza delle cose, inclusa la loro “anima”.  L’arte come elemento costruttivo dell’edilizia costruisce così l’architettura . La carpenteria, i suoi connotati fisici e insieme quelli percettivi, va a creare la straordinarietà dei volumi, quindi degli spazi, delle opere di Gio Ponti. Così come è la concretezza del legno, della ceramica, dell’argento, dei filati, la loro plasmabilità, lavorabilità a combinarsi con la creatività del designer per dare vita a oggetti straordinari di uso quotidiano. Dal 6 Maggio alla Triennale di Milano è esposta l’opera del grande Maestro in una carrellata di oltre 250 tra disegni, dipinti, ceramiche, maioliche , mobili e oggetti d’arredo. Un’esposizione che intende attraversare la vicenda creativa del grande architetto partendo dall’esperienza della direzione artistica della Richard Ginori degli anni ’20 e andando a svolgersi lungo un arco temporale di settant’anni di storia della creatività italiana. Un estro che ha avuto  Milano come luogo prediletto di sperimentazione con gli edifici per la Montecatini (1936),il grattacielo Pirelli (1956-1960), la Chiesa dell’Ospedale San Carlo (1966)  e molti altri. Il legame indissolubile con una Milano rappresentante dell’Italia in crescita, proiettata oltre

confine è ispessito e rafforzato dal lavoro di Ponti che progetta gli interni delle grandi navi transoceaniche, la “Finestra arredata” -che crea fra il 1953 3 il 1954 – nuovissimo tipo di serramento pensato come tributo all’opera di Philip Johnson e realizzato in prototipo dall’azienda statunitense Altamira. Le commesse internazionali  raggiungono lo studio dell’architetto milanese dagli USA ma anche dalla Svezia e dalla Francia, mentre continua incessante il suo lavoro italiano. Fanno da contrappunto alla presenza degli oggetti, dei disegni autografi e degli oggetti originali, i plastici di alcuni degli edifici salienti realizzati su progetto del grande Maestro tra cui spicca tra gli altri proprio quello del grattacielo Pirelli, icona di Milano ma anche icona popolarmente nota del suo ideatore.

Curata da Germano Celant con la collaborazione di Gio Ponti Archives ed Eredi di Gio Ponti, la mostra è stata allestita su progetto dello Studio Cerri&Associati. Il catalogo, edito da Electa, è in realtà la riedizione in fac-simile della pubblicazione “Espressioni di Gio Ponti”, raccolta curata da Ponti stesso e pubblicata in stampa unica nel 1954 (Daria Guarnati Editore, Milano). Accompagna la pubblicazione un tabloid che contiene i dati della mostra e gli apparati scientifici. (Sandra Lasagni)

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